Obama è il mio presidente

March 18, 2009

Tyler Hansbrough campione NCAA, Louisville e Pitino in finale, Pittsburgh alle Final Four dopo aver battuto Duke, UCLA fuori al primo turno. Probabilmente non andrà così, ma il bracket di Obama va incontro ai miei gusti di quest’anno!

 

“Mi scade il grattino del parcheggio!”

March 13, 2009

Riflettevo su quale pensiero potesse passare per la testa di uno spettatore che ha assistito nella notte a Connecticut-Syracuse. Sei (SEI, 6, SIX) supplementari. Poi la gente mi chiede come faccio ad amare così tanto il basket NCAA.

Piccola news

March 6, 2009

Per una curiosissima coincidenza che evito di spiegarvi per amor di brevità, ho iniziato a scrivere per un sito di sport USA. Loro cercavano qualcuno che volesse scrivere di NCAA, io avevo voglia di scrivere di NCAA, e allora potrete leggermi su Play.it USA. Ben sapendo che il college basket è per pochi aficionados, non mi offenderò se nessuno mi cagherà di striscio!

ACC

January 29, 2009

Solidarietà a chi non ha potuto vedere Wake Forest-Duke. Una partita intensa, bella da vedere, combattuta. Una partita Ncaa. I Demon Deacons sono sembrati quasi sempre in controllo, essenzialmente perché i ragazzi di coach K non la mettevano quasi mai da fuori. Poi un paio di triple di Singler hanno ricucito la distanza fino al pareggio di Henderson con un gran canestro a poco più di due secondi dalla fine. A quel punto WFU ha tirato fuori un gran bello schema su rimessa, con Teague prima e Aminu poi a fare da specchietto per le allodole in vista del taglio a canestro, dopo aver portato il blocco, di James Johnson.

Se Teague è piaciuto ma non ha impressionato, chi ha davvero trasmesso eccitazione è stato Al-Farouq Aminu, un 3 di 2.06cm in grado di mettere palla a terra indifferentemente a destra quanto a sinistra. Atletismo di buon livello, quello che sorprende è il grado di maturità per un freshman, unito a un signor controllo del corpo: quanto scritto è sintetizzabile nel contropiede per vie centrali nel primo tempo quando, invece di andare dritto a canestro rischiando uno sfondamento, ha compiuto un clamoroso arresto e tiro dai 4 metri e mezzo che si è concluso morbidamente nella retina. Manca un po’ di tiro da fuori per fare il 3 al piano di sopra, ma ci si lavorerà sopra.

La situazione nella conference per ora vede ancora Duke in testa (5-1), con Wake Forest e Virginia Tech a mezza partita di distanza e North Carolina sul 4-2. Ma il meglio deve ancora arrivare, con la rivincita della gara di stanotte (questa volta al Cameron) e con la doppia sfida tra Duke e UNC.

It’s saturday!

January 17, 2009

Se amate il college basketball, da oggi ha inizio il miglior momento della stagione. Quello che aspettavate da mesi: il college gameday. Nasn propone due partite in diretta a partire dalle 18. In contemporanea, e fino a notte inoltrata, ci sono altr partite visibili tramite collegamenti streaming. Sarà dura farmi uscire di casa…

Jordan Hill

December 30, 2008

Devo ancora vedere qualche partita di Oklahoma - e di conseguenza di Blake Griffin - quest’anno, intanto mi è capitato di vederne un paio di Arizona, e devo dire che mi è piaciuto molto Jordan Hill. Power forward che in un sistema D’Antoniano può anche fare il 5, Hill è lungo, atletico e rapido e può correre facilmente per il campo. Parlo di sistema D’Antoniano perché, se in giro si leggono molti paragoni con Chris Wilcox, ultimamente è venuto fuori quello con Amare Stoudemire con il quale in effetti ci sono somiglianze interessanti: Stat è sicuramente più potente fisicamente, ma Hill sfrutta meglio l’agilità ricevendo in post e andando a canestro scivolando lungo la linea di fondo per la schiacciata oppure convergendo verso il centro, spiazzando l’avversario con una serie di spin moves e lasciando partire un dolce semigancio sia con la mano destra che con la sinistra. Mette palla a terra anche se ogni tanto gli capita di perdere la maniglia. Inoltre, il jumper è da rispettare, perché può colpire tranquillmente anche da 5 metri. Come rimbalzista sa farsi valere, ha senso della stoppata.

Stephen Curry

December 15, 2008

Il nome nuovo sulla bocca degli appassionati Nba, in vista del prossimo draft, è Stephen Curry, la guardia che sta disputando la sua stagione da junior nei Davidson Wildcats. In realtà, il nome di Curry è noto a chi segue il basket Ncaa almeno dallo scorso marzo, quando i Wildcats furono la cosiddetta “cinderella” (letteralmente Cenerentola, ossia la squadra rivelazione) del Torneo, andando avanti a suon di upset contro squadre decisamente più blasonate, con prestazioni da grandissimo realizzatore del figlio di Dell, quindici stagioni in Nba e un tiro da 3 la cui efficacia è stata trasmessa a Stephen. Gonzaga, ad esempio, era caduta sotto i colpi di Curry, autore nel secondo tempo di 30 dei suoi 40 punti totali. E anche la Georgetown di Roy Hibbert non aveva saputo trovare le giuste risposte al folletto con la maglia numero 30, che dopo un primo tempo in cui aveva messo a segno solo 5 punti, si era di nuovo scatenato nella ripresa, terminando la partita a quota 30. Nelle Sweet Sixteen era stata Wisconsin a cadere, e il ragazzo ne aveva messi altri 33, confermando la tendenza a segnare nei momenti caldi con 22 punti nel secondo tempo.

La splendida corsa di Davidson si era fermata a un passo delle Final Four, ossia all’ultimo tiro della finale dei Regionals, contro i futuri campioni di Kansas. Ultimo tiro che non era stato preso da Curry, che sulla rimessa (giocata non nel migliore dei modi) era stato triplicato ed era stato costretto a scaricare al compagno di reparto Jason Richards, la cui preghiera non era andata a buon fine.

Finita la carriera universitaria di Richards, che tra l’altro si era mostrato come uno dei migliori play puri del college basket, nella nuova stagione la palla è finita stabilmente nelle mani di Curry, vero deus ex machina di qualsiasi azione dei Wildcats. Un cambiamento causato non solo dalla separazione forzata dal compagno di reparto, visto in preseason ai Miami Heat, ma anche dalla consapevolezza che i dubbi avanzati sul suo futuro Nba riguardano il difficile rapporto tra il suo ruolo e un’altezza e soprattutto una stazza non proprio da guardia pro. In questo primo scorcio di stagione Curry ha dimostrato di poter giocare stabilmente da PG, almeno in ottica Ncaa. Tutte le azioni partono dai suoi polpastrelli, e i volenterosi - ma poco talentuosi, Lovedale a parte - Wildcats sono a sua disposizione. La visione di gioco è buona, sa trovare il compagno smarcato quando serve. Probabilmente deve migliorare nel trattamento di palla, visto che a volte pasticcia un po’. Di sicuro Curry non ha perso la vecchia abitudine di segnare: al momento è oltre i 30 punti di media: il piazzato è una certezza, il primo passo è rapido e sa tenere i contatti, l’arresto e tiro, con stepback e rilascio rapidissimo, è commovente. Contro Western Virginia, che giocava praticamente con cinque esterni e cambiava a ogni pick and roll, è andato forse per la prima volta in difficoltà. Poi ha preso la partita in pugno e ha segnato 13 degli ultimi 15 punti dei Wildcats, vincendo la partita.

Ora, in molti si chiedono cosa farà il ragazzo nella Nba e in che ruolo giocherà. Potrebbe fare la SG e avere affianco un play d’ordine, in grado di difendere sulle guardie. Potrebbe fare la PG, e in questo caso sarebbe ottimo se finisse in squadra con qualche stella abituata ad avere a lungo il pallone in mano, in modo da colpire sugli scarichi e da mitigare queste sue attuali lacune (comunque colmabili col tempo). Noi, da semplici appassionati, ci godiamo sto ragazzo. Se poi ai pro dovesse fare schifo (ma vedrete che non sarà così), ci sarebbero tante squadre da questa parte d’oceano pronte ad accogliere un trentellista…

La storia di Brandon Jennings

July 9, 2008

 

Brandon Jennings è considerato, forse più di Ricky Rubio (almeno in America), il miglior play del draft 2009. E’ rapido, ha visione di gioco, fortissimo in campo aperto. E’ stato reclutato da Arizona e da coach Lute Olson, ma sembra che le cose potrebbero andare diversamente. Il programma originario era quella di fare il cosiddetto "one and done", cioè un anno di college per poi entrare nel dorato mondo Nba, che apre le sue porte solo a chi ha compiuto i 19 anni. Ma Jennings non vuole fare il college. Le chances di passare il test di ingresso sono poche, ma nel mondo del college basket qualcuno che ti aiuta quando sei in difficoltà di rendimento lo trovi sempre, se sai buttare quella palla a spicchi nel cesto. Così, ha annunciato di voler giocare in Europa da professionista, con la potenzialità di creare un vero e proprio trend di giocatori disposti a saltare il college, venire dalle nostre parti per un annetto e fare il grande salto.

La questione è ostica: sembra che il ragazzo abbia avuto offerte da diverse squadre europee, alcune delle quali italiane (Avellino?), per circa 300.000 dollarozzi. La mossa di Jennings, se funzionasse, potrebbe portare all’annientamento del college basket, almeno fin quando sopravviverà la vicenda dello "one and done". E non è detto che porti i suoi frutti. Quello che Jennings forse ignora è che il basket europeo, oltre ad avere caratteristiche di gioco (per fortuna) parecchio diverse da quello Nba (ma non tanto da quello Ncaa, a onor del vero), porta con sè una pressione che in America, specie al college, non si verifica. Insomma, al college se toppi qualche partita non succede molto, ti ha scelto il coach in un programma di reclutamento che ti prevedeva e che aveva fiducia in te. Al massimo ti fai un po’ di panchina. In Europa le cose cambiano, servono i risultati, per vincere qualcosa o - peggio ancora - per non retrocedere. E se giochi male ti tagliano. E là sono cazzi.

Posto che, per quanto talentuoso, io qualche remora ad offrire 300 cucuzze a un ragazzino di 18 anni le avrei eccome, gli scenari plausibili diventano vari. Quello positivo è che Jennings non soffra l’impatto europeo, che la squadra che lo ha ingaggiato possa godere delle sue buone prestazioni e che a fine giugno il play venga scelto parecchio in alto al draft. Quello negativo è che invece il ragazzo giochi male, faccia una stagione nella media o venga tagliato, vedendo crollare le sue quotazioni al draft e rovinandosi la carriera. E occhio che gli scout americani non stanno più seguendo la tendenza "europeista" degli anni precedenti.

Mock draft 3.0 (e basta!)

June 23, 2008

A pochi giorni dal draft, ecco il mio ultimo mock. Spero di azzeccarne almeno una!

1) CHICAGO BULLS: Derrick Rose. Ormai pare definitivo, e vorrei anche vedere. Nativo proprio della Wind City, prototipo della point guard del 2000, è l’unico giocatore del draft sul quale metterei la mano sul fuoco.
2) MIAMI HEAT: Michael Beasley. Testa pazza, talento a grappoli, però Miami potrebbe darlo via per Mayo, che tanto piace a Wade (e a sorpresa anche a Riley).
3) MINNESOTA TIMBERWOLVES: OJ Mayo. Eccallà. Le cose sono due: o si scende per prendere Lo-Lo (Love o Lopez), o si prende Mayo. A quel punto le soluzioni sono ancora due: lo si scambia con Miami per Beasley che con Jefferson formerebbe una frontline leggera ma di talento offensivo da stroppicciarsi gli occhi, o lo si tiene e gli si affidano le sorti della franchigia (assieme a Big Al ovviamente).
4) SEATTLE SONICS: Jarred Bayless. Servirebbe un lungo, ma probabilmente alla fine i Sonics metteranno un altro cavallo nel motore. Non sarà mai un fenomeno ma può avere un discreto impatto realizzativo sin dalla prima stagione. Poi bisogna vedere se progredirà, soprattutto come comprensione del gioco.
5) MEMPHIS GRIZZLIES: Kevin Love. scelta complicata a dir poco, l’ideale sarebbe cercare di muoversi da questa specie di limbo in cui rischi di sprecare una scelta altina per un giocatore che non sposta. Love è un giocatore tecnicamente delizioso, ma a livello Nba rischia di non avere impatto, a causa del fisico adiposo e dell’atletismo scarso. L’arrivo di Marc Gasol rilancia l’ipotesi Gordon, ma sono troppo pigro per cambiare tutto il mock.
6) NEW YORK KNICKS: Russell Westbrook. Non mi fa impazzire, già l’ho scritto, però con Jamal Crawford può coesistere.
7) LOS ANGELES CLIPPERS: Eric Gordon. Potrebbero buttarsi su un play (Westbrook se non lo prendono prima o Augustin), ma potrebbero arrivarci anche tramite trade (Maggette ruba spazio a Thornton). In tal caso, Gordon è un gran bel realizzatore.
8 ) MILWAUKEE BUCKS: Joe Alexander. Bucks che non vogliono correre il rischio di un nuovo caso-Yi e allora si buttano su un giocatore perfetto per Skiles. E’ un mio pupillo, sa segnare, è un atleta super, ha la mentalità vincente e grande etica del lavoro.
9) CHARLOTTE BOBCATS: Brook Lopez. Workout e prove atletiche lo hanno fatto scivolare parecchio. Resta un lungo dai buoni fondamentali e dal discreto senso per la stoppata. In coppia con Okafor (se rimane) può fare bene.
10) NEW JERSEY NETS. Danilo Gallinari. Giocatore già pronto, l’ideale da affiancare a un play come Harris e a un pacchetto lunghi in crescita (Boone, Sean Williams). Il leader è Carter e quindi non faranno grandi cose, ma vien fuori una discreta squadra da corsa.
11) INDIANA PACERS: Dj Augustin. Play tascabile, magari non l’ideale da accoppiare a Dunleavy ma che può avere un buon impatto.
12) SACRAMENTO KINGS: Darrell Arthur. O perlomeno, io prenderei lui, giocatore di fisico, una bella bestiolina da affiancare a Hawes. Le voci lo danno in calo ma i Kings potrebbero buttarsi su un giocatore più di prospettiva, in particolare Randolph, che però a mio avviso ha il difetto di non saper giocare a basket.
13) PORTLAND TRAIL BLAZERS: Alexis Ajinca. Toh, mettiamoci una sorpresa e i Blazers ti vanno a prendere un altro settepiedi! Sembra che il francese sia più pronto di quanto si pensi e allora può essere un giocatorino interessante da far crescere con relativa calma.
14) GOLDEN STATE WARRIORS: Donte Greene. Mi sembra un buon giocatore per Nelson, innamorato del suo tiro da fuori, andrebbe a coprire qualche buco che rischia di crearsi nel roster dei Warriors.

Prossimamente in Europa?

June 21, 2008

Ecco un elenco di giocatori in uscita dal college che potrebbero fare gola ai gm europei e che mi piacciono particolarmente!

JASON RICHARDS, insieme a Curry il fautore della favola Davidson al torneo NCAA. Miglior assistman del basket universitario, sa anche segnare da fuori. Giocatore di fosforo. SEAN SINGLETARY, piccolo play dal gran tiro in uscita da Virginia. MIKE TAYLOR, altro giocatore del sottobosco. In America lo passano, in Europa può venire su bene come giocatore da quintetto. BRIAN ROBERTS, gemma nascosta del basket NCAA, ma le ultime prestazioni hanno fatto girare più di una testa. Crivella la retina che è un piacere. MARK TYNDALE, bel realizzatore, va anche a rimbalzo. Viene dallo stesso college di Greer. LESTER HUDSON, vabbè, questo va al secondo giro sicuramente, inutile metterlo. guardate le cifre. sì, sono esatte. JR GIDDENS, 2/3 magari non affidabilissimo come temperamento ma in grado di mettere su bei numeri. GARY FORBES, ecco il 3 che vi serve. Gran talento offensivo, zompa parecchio. JAMES GIST, 4 in uscita da Maryland, con un’apertura alare clamorosa. DAVON JEFFERSON, compagno di squadra di Mayo e Hackett a USC. Si è dichiarato al draft, ha scelto un agente, ha fatto dei provini di merda e ora è fottuto. Ma il talento c’è. PAT CALATHES, questo per me è fatto per l’Europa. Un bel 4 biancone con una mano morbida morbida visto che nasce come 3. Sta mettendo su muscoli e chili, ha l’atletismo. Vitor approved. JOSH DUNCAN, altro pupillo, è un giocatore intelligente e dotato della piacevole caratteristica di elevare il proprio rendimento quando conta. In Europa può essere un gran bel 4. DERRICK CARACTER, la nemesi di Padgett (vd. sotto). Scemo, ma scemo sul serio, ha deciso di dichiararsi al draft nonostante nessuno se lo filasse. Ora probabilmente non sarà scelto ma non tornerà al college perché Pitino e i suoi compagni ne hanno abbastanza di lui, visto che ha comunicato la decisione a stagione ampiamente in corso. Ma in Europa con quel corpo può far bene. CHARLES RHODES, 4/5 di Mississipi State. Questo è una bestia. SASHA KAUN, cambio dei lunghi nella Kansas campione NCAA. OTHELLO HUNTER, era il cambio di Oden due anni fa. Quest’anno ha avuto più spazio, altra bestia, ma potrebbe essere scelto al secondo giro. DAVID PADGETT, l’intelligenza. Passatore clamoroso dal post, gran difensore, ha giocato a Lousville con Pitino e questo la dice lunga. Con una squadra di realizzatori lui può fare quello dotato di cervello.