The End
Dunque, non so cosa verrà fuori da questo post ma facciamo un tentativo. Innanzitutto, bisogna ricordarsi che - per quanto bello - è pur sempre un gioco. Quindi parliamo di quello che magari per noi tifosi è un dramma, ma tenendo ben in considerazione che i drammi sono ben altri. Diverso aspetto, invece, è quello che coinvolge chi lavorava in società e che si ritrova in mutande. Ecco, lì è giusto parlare di dramma, e Bartocci&Costa, così come tutti quelli che lavorano in società, dal medico al magazziniere, sono le prime vittime di questa situazione.
Una situazione che, francamente, non era inaspettata. Oddio, visto il -15 pensavo di essermela scampata. E invece non è stato così. Almeno noi abbiamo avuto il tempo di prepararci, al contrario di Capo d’Orlando che, a mio avviso, paga la volontà della Fip di ridurre il campionato a 16 squadre e paga la nostra situazione. La loro violazione è decisamente meno grave della nostra, anche se c’è ed anche se Sindoni non mi sembra affatto uno stinco di santo.
Metto subito le cose in chiaro dicendo che accetto, così come tutti i tifosi napoletani (basta leggere su Basketime), le decisioni della Fip. Insomma, la situazione era diventata intollerabile, in passato si era chiuso più di un occhio (e non solo per noi…), con la falsificazione del documento si è andati oltre. Purtroppo è andata così, e almeno non dovremo vedere più scene come quella dello sciopero nella ultima Napoli-Scafati. Le cause sono tante: il gruppo Maione vive un momento pessimo e si è fatto, più di una volta, il passo più lungo della gamba. Ho sempre sostenuto che la vittoria della Coppa Italia fosse arrivata, paradossalmente, troppo presto, che la società non fosse pronta, che le basi non fossero solide, che i risultati sempre in crescendo ci rendessero poco avvezzi a soffrire. La qualificazione all’Eurolega ha fatto il resto. Maione ha anticipato i soldi per il rifacimento del PalaBarbuto, e là è stato il primo patatrac. Il Comune è ancora debitore, non so se di tutta la cifra o solo di una parte. Parliamo comunque di parecchi soldi. Intanto, iniziavano i lavori per il Mario Argento, ma finivano prima di subito. Lo storico palazzo dello sport è ancora lì, con le tribune al vento, a dimostrare l’ennessimo fallimento di una città. Il secondo guaio è stato quella Napoli-Treviso di fine gennaio. Bastava una vittoria per andare alle Top16 di Eurolega, pochi giorni prima eravamo andati a Treviso lasciando loro una facile vittoria che gli permetteva l’accesso alle Final Eight. Non si sa se ci fu accordo o meno, se qualcuno lo violò. Fatto sta che perdemmo una partita ridicola, niente Top16, niente soldi. E poi gli scioperi degli ultimi anni, gli stipendi non pagati e via dicendo. In tutto questo Maione continuava a illudere i tifosi meno attenti, parlava di assegno in bianco per Greer… Il comunicato di ieri è l’ennesimo esempio di un personaggio che tanto ha dato al basket italiano ma che non è stato in grado di porsi dei limiti, non ha voluto aiuto quando la squadra aveva toccato l’apice, ha voluto cercare comunque di guadagnare qualcosa nonostante gli acquirenti interessati scappassero dopo la visione dei libri contabili.
E ora? E ora non si sa che succederà. E la questione è triste, perché mi mancherà non solo per l’aspetto del gioco, in un campionato che mai come quest’anno sembra interessante. Ma mi mancherà perché adoravo l’ambiente al palazzetto, gli amici con cui guardare la partita e commentare, persone con cui rimanere a lungo nel palazzo anche dopo la fine della partita. E all’improvviso tutto questo ci viene scippato via. Firmerei per una B1, ma la sensazione è che qui si rischi di rimanere per parecchio tempo senza una squadra.
A margine, due parole su Fip e Lega. Sarebbe anche il momento che i signori in questione si accomodassero alla porta. Scandaloso che gli organi di vigilanza non vigilino, e che al 20 settembre ancora non si sappia chi (e contro chi) scenderà in campo il 5 ottobre. Direi che quest’anno si è abbondantemente oltrepassato il ridicolo. A contribuire a quest’oltrepassamento, la decisione (passato al momento un po’ sottosilenzio, coperta dalla notizia delle esclusioni) di ridurre in maniera graduale gli stranieri che parteciperanno al campionato italiano, destinato a scendere di livello proprio ora che si stava rivedendo la luce. Francamente, non lo ritengo il modo migliore per stimolare la crescita di un movimento. Poi, se a loro piace un campionato imbottito di Zacchetti, Infante e Cotani (con tutto il rispetto, però…), se lo tengano. Se poi un giovane italiano in virtù di queste regole si sente legittimato a sparare cifre blu per il contratto, di gran lunga superiori al prezzo medio di un buon americano, non venissero a lamentarsi della spaccatura del campionato e se vincono solo quelle 2 squadre.



D’accordo su tutta la linea: sono le riflessioni che facciamo da anni ormai e purtroppo l’epilogo è stato questo. Napoli è stata la punta di un iceberg, di un movimento che, a parte qualche eccezione, non sa cosa sia la programmazione. A partire dai vertici della Lega, all’ultima squadra di Lega A che è costretta ad andare avanti a botte di annuali perché l’italiano medio costa due volte l’americano da 20 punti a partita.
“Ha da passa’ ‘a nuttata!”
Comment by Disimpegno — September 21, 2008 @ 5:56 pm
Post che condivido al 100%. La cosa più grave è la tempistica di tutto. Non ha senso prendere oggi certe decisioni che, davvero, minano alle fondamenta la credibilità di un movimento che quest’anno dava l’impressione di volersi riprendere (Siena alle F4 di EL, giocatori di nome che tornano nel nostro campionato). Ma non è detto che sia stata scritta l’ultima riga di questo brutto romanzo.
Comment by Fulvio — September 21, 2008 @ 6:31 pm
Seguo il basket da 30 anni ed è da sempre che ci si chiede perché la pallacanestro italiana venga vessata e resa ridicola agli occhi di tutti: una volta il colpevole era il totocalcio, che grazie alla pedata portava fior di miliardi in tasca al Coni. Oggi i contratti televisivi, le dirette le differite gli highlights e i passaggi su internet. Insomma, c’è poco da fare: non ne verremo mai a capo, il ruolo del nostro movimento è questo. Se a questa inevitabile sudditanza aggiungiamo l’incapacità di chi riesce addirittura a scambiare per un fiasco di vino e un tocco di pane un prodotto che comunque il suo appeal ce l’ha, beh, il risultato è la pena che sta sotto i nostri occhi.
Nell’era del Marketing e della comunicazione senza limiti, noi siamo ancora fermi alle vendite porta a porta.
Comment by Lofa — September 23, 2008 @ 10:33 am